Contrariamente a quanto avviene negli altri centri di antica produzione ceramica italiani, Grottaglie vanta il più vasto ed importante “Quartiere delle Ceramiche” in ambiente rupestre ancora in attività.

La Gravina di San Giorgio, che circonda a semicerchio il trecentesco Castello Episcopio, venne interessata da frequentazioni antropiche prima della fondazione della stessa Grottaglie avvenuta nel corso del XIII secolo, come dimostrano i ritrovamenti archeologici degli ultimi anni. Le prime tracce riscontrabili all’interno dei documenti antichi fanno riferimento ad un documento datato 1417. Si tratta di un lascito del ceramista Micello Baccaro a favore del Capitolo (l’attuale Amministrazione Comunale) di una fornace per la cottura della ceramica. Sarebbe questo, stando alle fonti scritte, il nome del più antico ceramista grottagliese conosciuto. Tuttavia la florida attività dei ceramisti grottagliesi emerge chiaramente da documenti d’archivio risalenti al 1463 che registrano il commercio in uscita di stoviglie prodotte a Grottaglie nel Libro della Regia Dogana di Taranto.

L’attività artigianale non sembra arrestarsi nella cittadina jonica, come testimoniano diversi documenti d’archivio risalenti al XVI e XVII secolo. Nel 1792 i ceramisti censiti a Grottaglie sono venti, un dato abbastanza significativo se confrontato con altri antichi centri di produzione ceramica operanti in questo secolo. La produzione ceramica continua nel corso dei secoli, coinvolgendo nel comparto una buona parte della popolazione locale, fino alla prima metà del XX secolo. In questo periodo infatti con l’introduzione di nuovi materiali, più leggeri e pratici, la ceramica conosce un lento ed inesorabile declino per quanto riguarda l’uso domestico. Le botteghe cominciano a rivedere nel corso degli anni’60 il loro tipo di produzione segnando così un solco netto e definitivo tra l’antica era del fuoco e la produzione contemporanea.

Il Quartiere delle ceramiche è costituito da numerose botteghe scavate nella roccia, in alcune delle quali si conservano ancora antiche fornaci. Entrando in questi luoghi si possono ancora osservare le varie fasi di lavorazione e le tecniche di produzione. Le botteghe, infatti, non sono meri show-room, ma laboratori artigianali nei quali ancora si lavora al tornio, si decora a mano e si lasciano asciugare al sole i manufatti di terracotta. Ogni ceramista è un “ideatore originale”. Anche se i pezzi realizzati si somigliano, attribuendo alla ceramica grottagliese un marchio identitario, ogni artigiano ha il suo stile, la sua “mano”, la sua peculiarità che lo contraddistingue da tutti gli altri. Un lavoro antico, che si tramanda di generazione in generazione, ma ancora capace di grandi innovazioni. Dal Quartiere delle Ceramiche, attraverso una scalinata, si accede nella piazza dedicata al Santo Patrono di Grottaglie “San Francesco De Geronimo”. Da qui si può godere di una splendida vista panoramica del quartiere, caratterizzata da vasi e contenitori accatastati sulle terrazze delle botteghe. Importante contributo artistico e formativo è rappresentato dall'Istituto Statale d'Arte “V. Calò” , oggi Liceo Artistico, uno dei più antichi d'Italia: istituito nel 1887 .

0
0
0
s2smodern
Vai all'inizio della pagina